Mad for Science, la bellezza della scienza

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A Torino la quinta edizione del Concorso promosso dalla Fondazione DiaSorin che premia la passione per le scienze della vita, il talento e il gioco di squadra.

A qualche giorno di distanza dalla Finale della quinta edizione del Mad for Science, voglio trasformare in parole tutte le emozioni che ho vissuto presentando ancora una volta la Challenge del Concorso per Licei italiani promosso dalla Fondazione DiaSorin per premiare la passione per le scienze della vita, il talento, il gioco di squadra. Anche questa volta, causa misure anti-pandemia, in versione mista, come si dice oggi, phygital. Io, la giuria e un ristretto numero di invitati all’Auditorium Vivaldi di Torino, in presenza. Gli 8 team finalisti – 5 studenti più il professore, anzi, la professoressa, visto che quest’anno erano tutte donne – collegati in streaming dalle scuole. Se avete curiosità di rivedere la diretta – e ne vale veramente la pena – la trovate sulla Pagina Facebook della Fondazione DiaSorin.

“Rigenerare il futuro”: il tema della quinta edizione

Quello che vorrei farvi è un racconto da dentro, visto che la mia conduzione dell’evento è solo la fine di un percorso che ogni anno si conclude dopo mesi. Prima la pubblicazione del bando, con i temi scelti per l’edizione e le regole da seguire per partecipare, poi tutte le scadenze, le preselezioni, i Licei semifinalisti e infine il ristretto numero dei finalisti, sempre 8. Gli 8 migliori progetti. Quest’anno il tema era piuttosto complicato. Incentrato sugli SDG 9-11-12 dell’Agenda Onu 2030, la sfida si è concentrata sul tema: “Rigenerare il futuro”. Quindi la ricerca al servizio dell’uomo e dell’ambiente. A cosa abbiamo assistito durante la Finale? Bucce di castagna trasformate in bioplastiche, serre idroponiche controllate con la domotica, scarti della vendemmia che diventano biocarburante per la produzione dell’energia elettrica.

Le scuole hanno lavorato sulla sostenibilità ambientale e l’economia circolare

Ipotizzando un passaggio dall’impatto zero all’impatto -1, come ha spiegato la professoressa Giuliana Losana, docente del Liceo Valsalice di Torino che ha vinto il primo premio, di 75mila euro: 50mila per trasformare in tecnologico il laboratorio della scuola, altri 25mila in 5 anni per arricchirlo dei materiali necessari ai ragazzi per le attività. <<Siamo partiti da una materia di scarto, come i rifiuti delle mense processati da un’azienda torinese che alleva mosche soldato. Dalle larve di questo insetto si può ricavare un’ottima proteina. Abbiamo ipotizzato di usare questo materiale in collaborazione con un’altra impresa piemontese che produce passamaneria: con la farina di larva si può produrre un filato da impiegare nell’industria dell’abbigliamento, chiudendo il cerchio della produzione>> – ha detto la Prof, fuori di sé dalla gioia di aver guidato i suoi studenti sul gradino più alto del podio.

Il secondo sostanzioso premio da 37.500 euro è andato al Liceo scientifico Marconi di Pesaro, mentre il Fermi di Bologna ha vinto il premio Speciale Ambiente aggiudicandosi un finanziamento di 15mila euro. Agli altri cinque istituti i 10mila euro di premio finalisti, comunque un bel gruzzoletto da investire nell’arricchimento del laboratorio scolastico e, da non sottovalutare, la soddisfazione di aver potuto presentare il proprio progetto davanti ad una Giuria di altissimo livello capitanata anche quest’anno da Francesca Pasinelli, Presidente della Fondazione DiaSorin e composta dal direttore di Le Scienze Marco Cattaneo, da Giuseppe Remuzzi, Direttore dell’istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri, dal Rettore del Politecnico di Milano Ferruccio Resta – tornato per il secondo anno consecutivo – e da Ruggero Pardi, Professore di Patologia generale all’Università Vita Salute del San Raffaele di Milano. Avrebbe dovuto far parte della Giuria anche la presidente del Consiglio nazionale delle ricerche Maria Chiara Carrozza che, chiamata dal premier Draghi ha sì dovuto rinunciare a venire a Torino, ma ha mandato ai ragazzi un messaggio che è stato trasmesso in apertura della Challenge, la cui sintesi che vi faccio è: ragazzi, complimenti, impegnatevi nello studio, nella scienza, nella ricerca. Il futuro deve essere vostro.

I commenti della Presidente di Giuria e dei giurati

«Abbiamo visto tanti ragazzi che stanno disegnando la scuola del futuro – ha commentato il Rettore Resta – fatta di laboratori, scienza ma nello stesso tempo divulgazione e misurazione dell’impatto che la ricerca e le biotecnologie avranno sulla società. Sarà una scuola sempre più interattiva». «I progetti hanno dimostrato l’esistenza di una comunità di studenti e di insegnanti con grande sensibilità verso la ricerca scientifica, entusiasmo per la conoscenza e un forte senso civico – ha commentato Francesca Pasinelli – la volontà di contribuire agli obiettivi dell’Agenda 2030 dell’Onu è stata incarnata in un modo che fa pensare a una cittadinanza consapevole e sostenibile». Messaggi importanti, questi. Alla vigilia della Finale, durante una cena informale, avevo detto al Professor Pardi che sarebbe rimasto colpito dai ragazzi che avrebbe m l’indomani: la loro preparazione, l’entusiasmo, la consapevolezza, la grinta. Ecco, a fine evento gli ho domandato se avevo avuto ragione e il Professore mi ha risposto che aveva finito gli aggettivi per definire i progetti di questi ragazzi e di essere rimasto più impressionato di quanto potesse immaginare.

Il Mad for Science è così. E’ un Concorso di cui ti innamori anche se non sei persona di scienza, come me. In cinque anni il Mad for Science ha coinvolto 327 scuole in Italia, erogato 655mila euro di finanziamenti e rinnovato 6 bio laboratori. Dallo scorso anno, poi, si è esteso ai docenti con un programma di alta formazione. Perché se hai a disposizione un laboratorio di alto livello devi saperlo usare al meglio. In questo il Concorso promosso dalla Fondazione DiaSorin è diverso. Non si vincono soldi a pioggia, ma strumenti, materiali e competenze. Francesca Pasinelli che è anche Direttore generale della Fondazione Telethon spiega che il Mad for Science serve a <<portare i ragazzi a fare scienza, nella pratica. Un Concorso – ha detto in apertura dell’evento – che cade nello stesso periodo in cui migliaia di giovani si sono radunati a Milano per parlare di cambiamento climatico. Sono ragazzi che fanno proposte, che passano dalle parole ai fatti. In questo caso – ha aggiunto Pasinelli – hanno utilizzato la scienza per trovare percorsi alternativi. Non solo nozioni di scienza in maniera frontale, ma anche amore per la scienza attraverso la conoscenza della parte sperimentale, pratica>>.

Al Liceo Valsalice di Torino il primo premio

La scuola che ha vinto il primo premio, il Liceo Valsalice di Torino, ha convinto tutti con un progetto per la produzione di tessuti partendo dagli scarti organici: <<gli stessi di cui si cibano le larve di insetti che, se essiccate, producono filamenti di tessuto>> – chiariscono gli studenti, travolti dalla gioia della vittoria. Hanno in media 17-18 anni, frequentano il quarto o il quinto anno. Questo vuol dire che hanno “vinto” un bio laboratorio che neppure potranno sfruttare in prima persona, ma lo lasceranno in eredità agli studenti più giovani e a quelli che nei prossimi anni sceglieranno il Valsalice. Perché il Mad for Science, va detto, è anche questo. Tu, studente, ti impegni mesi, rubi tempo allo svago e al divertimento per studiare, dopo la scuola al mattino, devi trovare energie per impegnarti in un progetto complicato e lo fai soprattutto per gli altri, perché quello che potresti vincere servirà più a loro e alla scuola che a te.

Quando qualche settimana fa – circa un mese prima della Finale di Torino – ho incontrato su Teams i ragazzi, una specie di riunione in Dad per conoscerli e far loro qualche domanda, mi hanno dato delle bellissime definizioni della scienza. E’ sviluppo, innovazione, miglioramento, metodo per comprendere la realtà che ci circonda, è curiosità, non ha genere… interpretazioni bellissime che se volete – sempre sulla Pagina Facebook della Fondazione DiaSorin – sono racchiuse in brevi clip che vi daranno la possibilità anche di vedere i volti di questi 40 ragazzi e delle loro professoresse. A loro, a queste docenti motivatissime nonostante la scuola – in generale – non faciliti loro il compito, va il merito di saper motivare, spronare, appassionare questi ragazzi, mettendosi sulle spalle una mole di lavoro in più per partecipare a un Concorso che è decisamente impegnativo. Da Torino a San Gavino Monreale, da Treviglio a Sessa Aurunca, da Foggia a Trieste, passando per Bologna e Pesaro, ho sentito – parlando con gli 8 team – una carica e un entusiasmo per la scienza fuori dal comune. Mi auguro davvero che questi ragazzi e i loro insegnanti possano diventare testimonial del Mad for Science e spronare a partecipare quanti più Licei possibile alle prossime edizioni.

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